Ciao,
Io sono zavorrina Manuela, lui è Alessio e lei è Monsty, la nostra Ducati Monster 620.
Lasciatemi raccontare tutta la storia dall’inizio.

MANUELA

 

Io non la volevo.
Io ero la ragazza pronta a mandare tutto all’aria se lui si fosse presentato sotto casa con una moto.
Mio padre è stato in coma 9 giorni a vent’anni, per un motorino. Nella mia piccola città erano troppi ad usare la moto nel modo sbagliato, e troppi se ne sono andati.
Io non la volevo, perché ho sempre visto il modo sbagliato di volere la moto.

Poi, grazie a Dio, ho avuto la fortuna di conoscere quel meraviglioso uomo che mi accompagna nella vita, che ha sempre capito ogni mia paura e l’ha sempre rispettata.
E così, ho deciso io di rispettare lui.

Ho deciso di rispettare un sogno che coltivava sin da bambino con il “fratellone”, quando andavano ogni anno a Bologna a vedere i Saloni delle Moto dormendo alla stazione pur di non spendere una lira di più. Solo per vedere loro, le due ruote.
Ho deciso di rispettare i pomeriggi passati (sempre col suo “fratellone”) a guardare le superbike e a piangere per Bayliss.

Ho deciso, però, di rispettare la cosa più importante. Ho deciso di rispettare quel giorno (precisamente, il nostro terzo anniversario di fidanzamento) in cui mi ha preso la mano e mi ha fatto sedere a tavola, ci siamo scartati due cioccolatini e mi ha parlato. Mi ha parlato del suo sogno (sapendo tutte le mie paure). Mi ha parlato lentamente, con il cuore, raccontandomi del vero modo di guidare una Moto. Con la testa, con il cuore… Mi ha parlato della primavera, delle passeggiate io e lui negli splendidi scenari che ci offre l’Emilia, la domenica pomeriggio.
Mi ha parlato dell’estate, della voglia di portarmi fino al lungo mare francese di Monaco senza toccare minimamente l’autostrada.
Mi ha parlato davvero di tante cose, ma a un certo punto ho smesso di ascoltarlo, perché guardavo solo in suoi occhi e la luce che aveva dentro. Guardavo quel sorriso e quella lacrima che voleva uscire e non usciva perché non voleva che io mi sentissi costretta ad assecondarlo solo per non farlo star male.

Mentre parlava, l’ho interrotto. Gli ho preso la mano, mi sono scese le lacrime, ho sorriso…
E gli ho detto:
“Va bene… Prendiamola”.

Da quel giorno la nostra vita è cambiata.
L’abbiamo scelta insieme, mi ha resa partecipe per ogni cosa, e non smetterò mai di ringraziarlo per questo. Abbiamo guardato insieme gli annunci, siamo andati a vederle insieme, ci siamo saliti sopra per vedere in due come ci si stava…
E poi, come quando si cerca qualcosa di importante INSIEME, ne abbiamo vista una,
ci siamo guardati e abbiamo sentito entrambi che sarebbe stata Lei.
La nostra prima moto.

Lei è Monsty.
Con lei andiamo ovunque vogliamo e ovunque possiamo.
Con lei ho imparato cosa significa essere ina Zavorrina.
Sentirsi uniti con la stessa intensità con la quale ci si sente una sola cosa quando si fa l’amore.
Ho imparato ad essere un prolungamento del suo corpo, seguendo le sue pieghe, le sue frenate. Imparando giorno per giorno il suo modo di guidare, imparandolo talmente bene da prevedere le sue mosse. Io so quando Lui vuole tirare. So quando Lui rallenterà. Lo sento come se a farlo fossi io!
Stiamo imparando insieme a sognare, sempre con la testa, sempre con l’attenzione, consapevoli di quello che stiamo facendo. Perché un vero motociclista non guida pensando di poter far del male alla sua zavorrina e alla sua moto. Un vero motociclista rispetta la sua moto e lo spirito per cui è stata creata. Un vero motociclista saluta gli altri motociclisti e gli dice “ehi, bella moto. Stai attento amico, Goditela e divertiti”.

Io mi fido di lui, lui si fida di me. E la nostra moto si fida di noi.
Questa è la nostra famiglia.
Questa è la mia gioia di essere una Zavorrina che ama perdutamente il suo Biker.

(E chissà se un giorno non avrò anche io una mia belva…)

Lamps a tutte voi zavorrine. Vi voglio bene.

MANUELA

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